Visita all’Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino  di Donatella Poretti Ospedale psichiatrico giudiziario, meglio, manicomio criminale. Nelle colline vicino a Firenze, a Montelupo una splendida villa medicea ne ospita uno. La villa in realtà ospita l'amministrazione, le ex stalle e un altro edificio ospitano i matti. Chi prosciolto in sede di processo, chi impazzisce dopo la condanna in carcere e chi e' matto a metà (i seminfermi). Entri nella splendida villa e poi passi nel reparto accoglienza. Il termine non si addice al primo girone infernale. Sono poche celle, piene di uomini che sono appena arrivati e che devono essere esaminati per capire dove sistemarli. Altri vengono rimandati in osservazione dalle sezioni perché hanno fatto una rissa, hanno dato in escandescenze, insomma devono essere almeno momentaneamente allontanati. C'è anche la cella con i letti di contenzione, non più di 24 ore assicurano i medici e gli infermieri, e proprio quando non se ne può fare a meno. Nell'edificio, recentemente ristrutturato, trovi quel ragazzo che ti chiede se, anche usate, gli puoi mandare delle bambole Barbie, a lui piacciono tanto. Poi trovi un signore che ti obbliga a segnare il suo vero nome, non quello con cui e' stato registrato, e il nome del suo avvocato di Los Angeles, devi assolutamente farlo uscire, altrimenti morirai anche tu per colpa degli esplosivi telecomandati che ha in bocca e ti mostra a sostegno della sua tesi alcune radiografie. A me possono sembrare delle otturazioni, ma io sono in visita. Saliamo di un piano, un nuovo girone. Il fumo spesso comunque resta. Ovviamente se venissero vietate le sigarette il luogo esploderebbe davvero, e nonostante il nome ospedale, il divieto di fumo resta appeso come mera formalità e suggerimento fornito da un mondo diverso rispetto a quello. Trovi un "camorrista" che dopo averti spiegato che lui sta benissimo e che ha pagato profumatamente -25 mila euro- una perizia psichiatrica per non finire in carcere, ora se ne vorrebbe anche andare, ma inizia ad intuire che la condanna più lieve della misura di sicurezza rischia di trasformarsi in una sorta di "ergastolo bianco". Il termine circola tra gli internati e rende bene il concetto: nessuna condanna, nessuna pena, ma la proroga che può andare avanti all'infinito finché un medico ravveda gli estremi della pericolosità sociale. Trovi anche chi ti dice che ascolta Radio radicale e Radio carcere in particolare, e uno che vorrebbe l'indirizzo privato, molto privato, di Emma Bonino perché le piace molto. Sali di piano, ti porti sempre dietro il fumo e lasci le due sezioni Arno e Pesa per salire alla Torre al terzo piano dove restano ancora 4 celle dell'ala vecchia, in funzione fino allo scorso anno. Fanno semplicemente più schifo, ma certo anche le nuove sarebbe da capire come mai invece che farle singole o al massimo da due siano state progettate per quattro o cinque, e così visto il sovraffollamento cronico sono ammassati sette o otto letti e relativi pazienti – internati - carcerati. Non tutti sono in piedi, molti dormono. Alcuni per i farmaci, altri per noia, altri per malattia. Trovi quello che, anche senza essere uno psichiatra, puoi dire trattarsi di un "grafomane": scrive a tutti, giornali, garanti per i detenuti, parlamentari e a tutti racconta dell'inferno del lager che vive quotidianamente. Ti accompagna e ti fa vedere i casi più penosi, poi ti chiede se gli mandi dei giornali porno, glieli hanno ingiustamente sequestrati, una censura che sostiene abbia colpito anche i suoi quotidiani preferiti, Unità e Manifesto, che gentilmente ora gli vengono spediti in abbonamento. Così, dice sempre lui e così racconta nelle lettere. Lettere lucide di denuncia su pestaggi, sulla magistratura di sorveglianza e sui trattamenti sanitari obbligatori. Scrive sui letti di contenzione, scrive sullo sporco e sul freddo. Inaugurata un anno fa l'ala ristrutturata ha continui problemi di caldaia, a dicembre per molti giorni non funzionava il riscaldamento, torno in visita i primi di gennaio e il "camorrista" mi mostra che ora c'e' il problema opposto, dai rubinetti esce solo acqua calda. Possono farsi il tè, penso io, oppure visto che e' inverno mettere la bottiglia alla finestra e nel giro di poco tempo e' fredda. Insomma, basta organizzarsi. Ridiscendi i gironi, sempre seguita dalla densa nuvola di fumo di sigarette, ignori il passeggio, l'hai già visto prima e ti piange il cuore rivederlo. Attraversi un bel giardino, c'e' l'orto, lo spazio per i colloqui all'aperto, il campo di calcio e vai all'Ambrogiana, quella ambita da tutti gli internati di Montelupo. La struttura e' ancora più fatiscente, le pareti scrostate ma almeno è più tranquilla, le celle sono da uno, ma spesso diventano da due e sono liberi di girare al suo interno sempre. Una cella presenta un ordine maniacale, appese fotografie e poster sul leone, un bell' animale che anche lui non sta bene in gabbia, verrebbe da pensare. Il signore si sta preparando da mangiare e le tendine, il tappetino e il tavolo ben apparecchiato ti trasportano con il cervello in un altro luogo. Talvolta ammette che per problemi di sovraffollamento e' costretto ad ospitare un altro detenuto e non e' detto che sia preciso come lui e quel luogo viene contaminato, profanato. In fondo al primo piano c'e' un ragazzo che voglio vedere, non so cosa ha fatto, non mi interessa saperlo di nessuno, ma sua mamma mi scrive almeno una e-mail al giorno perché è preoccupata per la sua salute. Uno dei pochi che ha ancora una famiglia fuori pronta a riprenderselo. Il 22 dicembre questo era il quadro degli ospiti-internati: presenti 186 persone a fronte di una capienza prevista di circa 110, suddivise nelle varie sezioni: sezione seconda - Ambrogiana - circa 70; nell’altra, Torre, costituita dalle ex-stalle della Villa Medicea, 52; Arno 37; Pesa circa 30. Età media, 41 anni. La presenza di stranieri è di appena il 10%. Per oltre il 70%, le imputazioni sono relative a reati contro la persona, il 40% omicidi compiuti per lo più in ambito familiare. Degli internati, Il 40%  e' stato prosciolto durante il processo, il 30% e' in attesa di giudizio, gli altri seminfermi o inviati in osservazione dalle carceri. Risultano lavoranti interni circa 45 ospiti, uno solo in articolo 21 esterno alla struttura. Gli agenti di polizia penitenziaria risultano essere 100, di cui 20 destinati al “nucleo traduzioni": nel complesso, conteggiati i distaccati, risultano mancanti almeno 20 agenti, rispetto ad un organico che e' comunque tarato su 110 detenuti. Non va meglio per la parte sanitaria, recentemente non più medicina-penitenziaria, ma facente capo al Sistema sanitario nazionale, dove a essere garantita 24 ore su 24 e' solamente la guardia medica, perché manca lo psichiatra dalle 18 alle 9 e dalle 14 del sabato alle 9 del lunedì. Dopo le due visite a Montelupo fiorentino, ho scritto una lettera al presidente della Commissione Sanità del Senato, a distanza di poche settimane l’una dall’altra, denunciando il degrado umano e lo stato di abbandono terapeutico in cui versano gli Opg in Italia da tempo; e ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia in merito alle denunce dei pestaggi che sarebbero avvenuti nell’Opg di Montelupo fiorentino. Attendo risposta. Donatella Poretti senatrice radicale, eletta nelle liste del PD   |
- Pubblichiamo il racconto di Antonio Argentieri, apparso sul sito www.terramara.it, in cui denuncia un pestaggio subito da alcuni agenti del carcere di Arezzo nel 2004
- Pubblichiamo una serie di lettere inviate da detenuti a Radio carcere, trasmissione settimanale a cura di Riccardo Arena, su Radio Radicale
- Michela e le altre
- Nuove carceri senza personale
- Ergastolani: una protesta ignorata
- Indulto e disinformazione
- Leggete e diffondete: mio padre per l'ennesima volta è in grave pericolo
- Comitato educatori penitenziari: per "alternative al carcere" servono più educatori
- Petizione al Parlamento Europeo: tutta l'Europa abolisca l'ergastolo
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