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Mario Salomone
Delle carceri (ecologicamente) sostenibili? Sono un ossimoro, una contraddizione di termini, un’utopia generosa ma irrealizzabile, una provocazione, stante la complessità e la particolarità delle strutture carcerarie, il loro perenne sovraffollamento, l’organizzazione e la cultura che le contraddistingue, la cronica mancanza di risorse che le accomuna, ahimè, a tanti altri settori? Oppure può essere un percorso da intraprendere (e che qualcuno ha addirittura cominciato a intraprendere), “perfino” in Italia?
Alcuni esempi ci dicono che ci posso essere carceri “sostenibili” (e spiegherò in seguito cosa si intende per “sostenibile”) e/o contribuire alla sostenibilità.
Partiamo da questo secondo punto, con un caso recentissimo. Il 27 maggio 2009 a Forlì nella sede della Provincia di Forlì-Cesena, a Forlì, è stato sottoscritto l’accordo per il progetto “Raee in carcere” per il reinserimento lavorativo dei detenuti della casa circondariale di Forlì. L’iniziativa, lanciata dal ministero della Giustizia, dal ministero del Lavoro e dalla Provincia di Forlì-Cesena, vede la collaborazione del consorzio Ecolight, insieme al Centro Servizi Raee, alla cooperativa sociale Gulliver, al Gruppo Hera Spa e Techne Scpa, CCLG spa, Confederazione Nazionale Artigianato Forlì Cesena, oltre all’amministrazione penitenziaria della Casa circondariale di Forlì. Il progetto prevede la realizzazione di un laboratorio dove, attraverso lo smontaggio dei rifiuti elettrici ed elettronici, si arriva alla separazione dei diversi materiali per il recupero di materie prime seconde. Alla cooperativa Gulliver saranno affidate le commesse e la gestione del laboratorio; al consorzio Ecolight invece, il conferimento e il ritiro dei raee, nonché il pagamento per la lavorazione dei rifiuti. Secondo l’accordo di cooperazione che è stato firmato, nel laboratorio è previsto l’impiego di due o tre persone, con impegno di 25 ore settimanali ciascuna, per smaltire circa 300 tonnellate all’anno, in grado di permettere un flusso di lavoro costante e, nel tempo, l’impiego di un numero crescente di lavoratori. L’obiettivo dichiarato è formare persone con «competenze professionali e trasversali adeguate per raggiungere un’occupazione stabile nelle imprese profit del territorio», spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, consorzio per il trattamento dei rifiuti elettrici e elettronici che raccoglie oltre mille aziende, è il terzo a livello nazionale per quantità di immesso e il primo per numero di consorziati. Un altro modo di portare la sostenibilità ambientale dentro le mura del carcere è quello dell’agricoltura, in particolare biologica. Ne riparleremo. (1. Continua)
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