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In auto ubriaco uccide pedone italiano o rumeno? Di Andrea Boraschi Un manovale di 31 anni torna a casa a piedi, lungo una strada provinciale nei paraggi di Capena, a 30 km da Roma. È sera e la strada non è delle più sicure; cammina sul ciglio della carreggiata, quando una Citroen C2 lo investe e lo uccide sul colpo. Alla guida del veicolo un operaio di 24 anni, che sta facendo ritorno a casa. Non si ferma, non lo soccorre, continua la sua corsa. Più tardi si reca dai carabinieri e racconta l’accaduto. Torna con loro sul luogo dell’impatto dove viene trovato il corpo esanime della vittima. Il giovane viene sottoposto ai test per verificare la presenza di alcool e di sostanze stupefacenti. Risulterà ubriaco e positivo alla cannabis e alla cocaina. Il magistrato di Tivoli, che non ravvisa pericoli di fuga, lo denuncia a piede libero per omicidio colposo e guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di stupefacenti. Niente arresto per lui, già in passato segnalato per assunzione di droga. È una vicenda drammatica, questa, come molte. E ha tanti elementi che sono divenuti veri e propri luoghi comuni della scrittura giornalistica e della mentalità collettiva. Esiste – o quanto meno ha consistenza mediatica – un problema di sicurezza stradale legato ai “pirati della strada”; e ogni vicenda li veda protagonisti fa tanto più scalpore quanto più quei “pirati” si attengono ai loro macabri copioni. Il pirata vero è quello che investe, e talvolta uccide, senza fermarsi a prestare soccorso. Un cinico o un disgraziato troppo spaventato per trovare un briciolo di senso di responsabilità persino nella tragedia. Il pirata vero, poi, è drogato o ubriaco: è fuori di sé. E magari gli hanno già ritirato la patente in precedenza, o ha già causato danno o lutto con la sua condotta. A questi luoghi comuni se ne possono aggiungere altri, in una specie di catena di rappresentazioni emblematiche del clima del paese. Ad esempio, si può rimanere colpiti, dalla giustizia che non “punisce”, che lascia il colpevole a piede libero. E, di lì, si può andare un po’ più a fondo, scavare nel dolore delle persone coinvolte: e andare a chiedere agli amici della vittima cosa sentano e ascoltare i familiari. Può darsi che qualcuno parli di vendetta e del “farsi giustizia da sé”. Infine, c’è sempre quella abusata regola giornalistica per cui la notizia vera la fa l’uomo che morde il cane. Dev’essere in base a quella regola che il Corriere della Sera ha titolato: “Italiano drogato e ubriaco al volante travolge e uccide operaio romeno”. Se qualcuno si sta chiedendo cosa c’entrino le nazionalità dei due, sappia che l’interrogativo assilla anche noi: e che l’unica risposta possibile è poco rassicurante.
(da L'Unità del 1 marzo 2009)
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